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1 ott 2010

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Il WWF alla manifestazione a Terzigno contro la discarica nel parco nazionale del Vesuvio

Fonte: Comunicato stampa di Alessandro Gatto - Presidente Regione Campania WWF
Il WWF, aderisce alla manifestazione programmata per il giorno 1 ottobre 2010 alle ore 19,00 a Terzigno (Na) per dire un forte NO alla discarica che si vorrebbe realizzare nel cuore di una delle più importanti aree protette d’Italia: il Parco Nazionale del Vesuvio.
Il WWF ribadisce il NO chiaro e netto – dichiara Alessandro Gatto, Presidente del WWF Campania - a questo modo di affrontare il problema dei rifiuti in Campania. Il NO a tutte le discariche dei rifiuti tal quali (cioè indifferenziati) che si vorrebbero ancora realizzare in tutto il meraviglioso territorio della Regione Campania.
I SI del WWF sono, invece:
• SI ad un piano strategico regionale per la riduzione dei rifiuti a monte: RICICLARE E’ BENE, RIDURRE E’ MEGLIO !!!
• SI allo sviluppo ed alla massima implementazione della raccolta differenziata finalizzata esclusivamente al riciclaggio della materia.
• SI agli impianti (compostatori, biofermentatori o misti) per il trattamento e la trasformazione dei rifiuti biodegradabili (la frazione umida o cosiddetto organico) in fertilizzante o ammendante utile per l’agricoltura o per l’ingegneria naturalistica.
• SI al trattamento “a freddo” della minima frazione residuale dal processo suddescritto dei rifiuti, evitando ogni forma di incenerimento/gassificazione.
Un altro piano per risolvere l’annoso problema dei rifiuti in Campania è possibile, basta che gli Amministratori regionali, provinciali e comunali cambino radicalmente l’iter seguito fino ad oggi.
Non si può pensare più di andare avanti pensando di sotterrare i nostri scarti o peggio di bruciarli.

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25 set 2010

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Nuova emergenza rifiuti in Campania

Fonte: Alessandro Gatto - Presidente WWF Campania
Si deve passare dal mito dell’incenerimento ad un sistema di gestione sostenibile. Realizzare gli impianti di compostaggio/biofermetazione dei  rifiuti organici ed aumentare la raccolta differenziata rivolta al riciclaggio della materia.

Da tanti, troppi anni, in Campania, quando si parla di rifiuti, si discute solo dello stadio finale dello smaltimento. Cioè quando i rifiuti sono accumulati per strada e si deve provvedere alla raccolta ed al trasferimento degli stessi per toglierli, giustamente, dagli ambienti urbani. Si tratta di un modo di ragionare assurdo, improduttivo e fuorviante, che ha generato finora le tante emergenze catastrofiche di questi ultimi anni, senza mai risolvere seriamente l’emergenza che dura ormai dal febbraio 1994. La nostra società ha pensato di sbarazzarsi dei rifiuti stipandoli nelle discariche e sotterrandoli, oggi si insegue il mito dell’incenerimento, sperando che i rifiuti possano sparire d’incanto. Ma in natura nulla si crea e nulla si distrugge, TUTTO SI TRASFORMA!!! L’unica soluzione realmente efficace è: attuare una seria e sistemica politica dei materiali, fondata sulla riduzione della produzione di rifiuti e sul recupero di materia attraverso la selezione alla fonte. Solo dopo aver definito ed attuato raccolta differenziata spinta si potrà discutere dello smaltimento della quota residuale dei rifiuti: e si scoprirà che un inceneritore crea più problemi di quanti ne risolva: irrisoria produzione di energia, inquinamento di acqua, aria e suolo, contributo all’aumento dei gas climalteranti. «Il WWF ha denunciato da molti anni l’inefficacia delle politiche commissariali e sollecitato il passaggio delle competenze alla Regione, Province e Comuni. Inoltre si deve realizzare ancora un anello importantissimo del cosiddetto “ciclo integrato dei rifiuti” rappresentato dagli impianti per il trattamento della frazione umida dei nostri rifiuti. Si parla di impianti di compostaggio, se la biofermentazione avviene sempre in presenza di ossigeno; di impianti biodigestori anaerobi se la fermentazione avviene sempre in assenza di ossigeno e di forme miste (ad es. compogas) se le linee di trasformazione sono integrate dalle due tipologie di bioprocesso suddette. In altre parole, in Campania abbiamo assolutamente bisogno INNANZITUTTO di questi tipi di impianti per poter affrontare seriamente e serenamente il futuro dello smaltimento dei rifiuti.

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31 lug 2010

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Di Sarno (SEL): “Inceneritore a Giugliano ennesimo disastro. Fabozzi si pronunci.”

“Per l'ennesima volta si antepone l'interesse di pochi a quelli della collettività.
L'inceneritore a Taverna del Re non serve a nessuno, siamo davanti all'ennesimo tentativo di regalare soldi pubblici ai clienti della politica e a chi lo costruirà. SEL propone la costituzione di un Comitato di vigilanza formato da istituzioni, partiti, Associazioni e tecnici onesti, non certo nominati dalla politica, quella che promette le bonifiche e poi dà il colpo finale al nostro territorio”.
Così Pietro di Sarno – coordinatore provinciale del partito di Nichi Vendola – in merito alla decisione di costruire un nuovo termovalorizzatore a Giugliano, finalizzato a smaltire i rifiuti di taverna del re.
“Chiediamo ai partiti ed alle associazioni Casertane di unirsi nella lotta contro l'ennesimo scempio ai confini della nostra provincia – continua l’esponente di SEL - In particolare, chiediamo al consigliere regionale Fabozzi di pronunciarsi senza tentennamenti su una questione che lo riguarda molto da vicino, visto che una parte di quella discarica ricade proprio sul territorio di Villa Literno. A Taverna del Re, come è ormai accertato, sono depositati rifiuti tal quale e non eco balle, questo è il vero punto; quindi l’incenerimento sarebbe disastroso, ovunque avvenisse, a Giugliano o ad Acerra.”
Il riferimento è all’ipotesi, da più parti ventilata, di differenziare i rifiuti di taverna del re e bruciarli ad Acerra. “l'inceneritore di Acerra, in quanto a dimensioni, è in grado di soddisfare l'intero fabbisogno campano senza alcuna difficoltà. Sarebbe quindi una soluzione anche per i rifiuti di taverna del re, fatta salva la mala fede di chi fa questa proposta. Sappiamo tutti, infatti, non solo che quei rifiuti sono ormai indifferenziabili, depositati lì da anni ed esposti agli agenti atmosferici, ma anche che esiste un decreto del precedente governo che autorizza a bruciare il “tal quale” ad Acerra. Una commedia all’italiana quindi, che, “a fari spenti”, consentirà di bruciare tutto così com’è”.
Le false eco-balle di taverna del re – conclude Di Sarno – sono proprietà e responsabilità della FIBE. La politica la smetta di essere subalterna e pensi invece ad incentivare la raccolta differenziata (ancora al palo) e politiche industriali capaci di ridurre a monte i rifiuti.”

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25 feb 2010

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Rifiuti in Campania. Il punto di vista del WWF

Fonte: Comunicato stampa di Alessandro Gatto (resp. WWF)
Il 20 febbraio 2010, dal camino dell’inceneritore di Acerra (NA) vengono emesse evidenti colonne di fumo scuro che hanno creato una vasta nube sull’intera area circostante, destando allarme nella popolazione. Fin qui il comunicato e la richiesta di accertamenti da parte del Sindaco di Acerra, Dott. Tommaso Esposito, inviate all’ARPAC ed al Presidente dell’Osservatorio Ambientale. In seguito il WWF si è rivolto all’ARPAC e per conoscenza alla Magistratura competente affinchè si faccia chiarezza su queste emissioni “VISIBILI”, provenienti dall’inceneritore di Acerra. Si, perché quello che ci preoccupa sono sia le emissioni visibili all’occhio umano, sia le emissioni invisibili e che molto spesso sono tanto se non più pericolose di quelle visibili, per poi considerare anche tutti gli altri tipi di inquinamento che un inceneritore produce (acqua, suolo, ceneri, ecc.).Ma quest’episodio offre lo spunto per riportarci, nuovamente, sul dibattito della gestione dei rifiuti in Campania.
Sicuramente oggi non si può dire che sia finita l’emergenza rifiuti nella nostra Regione, in quanto le percentuali di raccolta differenziata rivolta al riciclaggio della materia mediamente sono ancora troppo basse e le misure messe in campo dalle Istituzioni per ridurre a monte la quantità di rifiuti prodotta dai cittadini sono ancora poco tangibili.
Oggi è importante ribadire il concetto che più si riesce a ridurre la produzione di rifiuti, per esempio evitando di acquistare prodotti ed imballaggi usa e getta, e più si riesce ad implementare la raccolta differenziata rivolta al riciclaggio della materia, con il metodo del “porta a porta”, meno si deve ricorrere all’intervento degli inceneritori e delle discariche che rappresentano e rappresenteranno sempre l’anello finale dello smaltimento dei rifiuti, secondo il modello del ciclo integrato dei rifiuti. A questo processo (ciclo integrato dei rifiuti) si contrappone “l’Obiettivo Rifiuti Zero” (auspicato dal WWF e da tantissime altre realtà in Campania, in Italia e nel mondo), in cui il ricorso al trattamento termico ed alla discarica tende “asintoticamente” allo zero. Cioè, per essere più chiari: il modello proposto dal WWF è un processo che richiede degli specifici tempi di attuazione e di vari passaggi di processi che progressivamente vanno sempre più nella direzione della riduzione dei rifiuti e del riciclaggio degli stessi. In questo momento noi non possiamo negare il ricorso che si sta facendo ad impianti e metodi di smaltimento, da noi non auspicati, come l’incenerimento e il ricorso alle discariche per il tal quale.
Si deve evidenziare che, nonostante tutto, dei passi verso la nostra strategia si stanno compiendo: oggi, in piena campagna elettorale per le regionali, si sentono dichiarazioni sicuramente più “ravvedute” sugli inceneritori e le discariche di tal quale. Sicuramente, terminata la fase di “schizofrenia collettiva” dettata dall’emergenza rifiuti, in cui i Sindaci e gli Amministratori locali (provinciali e regionali) facevano a gara a chi voleva sul proprio territorio l’inceneritore, il gassificatore, il dissociatore molecolare e/o altre corbellerie simili, oggi si ragiona e si può finalmente intravedere la strada giusta per arrivare (progressivamente) al tanto auspicato “obiettivo rifiuti zero”. In questo senso l’aumento delle percentuali di raccalta differenziata, ottenute in questi ultimi tempi a Napoli, Salerno ed in tantissime altre città della Campania, va nella giusta direzione anche se il processo virtuoso è tutt’altro che raggiunto. Sicuramente uno degli anelli deboli di questa catena è rappresentato, secondo noi del WWF, dalla scarsa presenza, in Campania, di impianti dedicati al trattamento della frazione umida dei rifiuti (la frazione biodegradabile). Infine, è importante ricordare che le frazioni di rifiuti che i tecnici definiscono non riciclabili, secondo noi devono innanzitutto essere ridotti al massimo, anche con strumenti legislativi di prevenzione, e in ultima istanza devono essere trattati in impianti che lavorano “a freddo” (ad esempio Trattamento Meccanico Biologico), cioè senza bruciare niente e solo alla fine si può avviare una percentuale ridottissima (che deve tendere progressivamente a zero asintoticamente) di rifiuti, ovviamente già stabilizzati ed inertizzati, alla discarica controllata.

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9 mag 2009

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Ricorso straordinario al Capo dello Stato per Acerra

(Fonte: Comunicato stampa del CO.RE.Ri. - 9 maggio 2009)
E' stato notificato nella giornata odierna il ricorso straordinario al Capo dello Stato promosso dal CO.RE.Ri., il Coordinamento Regionale Rifiuti della Campania, contro le ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri del 5 marzo e del 18 marzo 2009, che autorizzano rispettivamente l'esercizio provvisorio, nelle more del collaudo, dell'inceneritore di Acerra e la combustione nello stesso impianto di praticamente qualsiasi rifiuto urbano presente nel territorio campano. Il ricorso straodinario al massimo organo dello Stato è stato affidato all'Avvocato Luigi Adinolfi di Caserta che già in passato si è più volte occupato vittoriosamente di azioni giudiziarie in materia ambientale, come nel caso della discarica Lo Uttaro di Caserta, voluta nel 2007 dall'allora Commissario straordinario Bertolaso e successivamente chiusa per disastro ambientale con due provvedimenti emanati contemporaneamente dal Tribunale Civile di Napoli e dal Gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Tra i firmatari del ricorso diversi cittadini acerrani che abitano o svolgono la propria attività nella zona in cui sorge l'impianto, il Comitato Donne del 29 agosto, per mezzo della sua legale rappresentante Virginia Petrellese e il Comitato Emergenza Rifiuti di Caserta.
Due gli aspetti fondamentali su cui si è concentrata l'attenzione dei ricorrenti: la possibilità che l'impianto possa bruciare, in deroga al parere di compatibilità ambientale del 2005, ogni sorta di rifiuto, con le prevedibili conseguenze sulla salute dei cittadini campani, e l'assenza dell'autorizzazione integrata ambientale rilasciata ai sensi del D. Lgs 18.02.05 n. 59.

Giova ricordare infatti che tra le ben 27 prescrizioni di adeguamento impiantistico e di tutela ambientale, imposte con il richiamato parere, ve ne era una assolutamente inderogabile se si fosse voluto garantire il rispetto dei limiti di emissione dell'impianto: bruciare CDR a norma del DM 05/02/1998. Lo dichiarò il 10 febbraio 2005 anche l'allora Direttore Generale del Ministero dell'Ambiente, Dott. Bruno Agricola, durante l'audizione presso la Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Ed invece proprio tale prescrizione è stata derogata con l'impugnata ordinanza del 18 marzo. Ciò avrebbe richiesto quantomeno una nuova valutazione d'impatto ambientale (o sarebbe meglio dire una valutazione, giacché il parere del 2005 non è una vera e propria VIA); invece si è deciso di avviare comunque l'impianto, consentendo che vengano bruciate anche i milioni di ecoballe campane che non solo non sono affatto CDR a norma, come ha stabilito la magistratura nel 2004, sia per la percentuale eccessiva di rifiuto umido, sia perché spesso contengono rifiuti speciali pericolosi.
Tale scelta è da ritenersi estremamente grave visto che l'impianto va ad insistere su di un territorio già devastato da sversamenti illeciti di rifiuti tossici e dalla presenza della Montefibre, un territorio per il quale il governo ha riconosciuto fin dal 2006 lo stato di emergenza dovuto alla presenza di elevate concentrazioni di diossina. L'altro aspetto, assolutamente non trascurabile, è l'assenza dell'A.I.A., l'autorizzazione integrata ambientale, ovvero la sua concessione per legge, tramite il decreto 90/2008, in deroga alla procedura prevista dalla normativa comunitaria, recepita dal governo italiano con il D.Lgs 18.02.05 n.59. Poiché l'A.I.A., che prevede tra l'altro anche la consultazione e le osservazioni, mai avvenute, della popolazione interessata, è una procedura dettata a tutela della salute pubblica, non vi è dubbio che l'averla derogata non può che portare alla ovvia conclusione che l'impianto sia pericoloso per la salute dei cittadini che vivono nei dintorni. E d'altro canto al danno aggiungeremo anche la beffa allorquando tale sconsiderata decisione del governo italiano porterà all'apertura, da parte della Commissione europea, di un?ulteriore procedura di infrazione per violazione della normativa comunitaria.
Dopo l'inaugurazione farsa del 26 marzo e l'immediato fermo dell'impianto, che manca dei necessari provvedimenti autorizzatori, e, quel che è più grave, del collaudo, è ormai evidente che la scelta di insistere su un impianto pericoloso, realizzato da un'impresa, la FIBE-Impregilo, il cui
contratto è stato rescisso per inadempimento nel 2005 e che è tuttora sotto processo per frode in pubbliche forniture e truffa aggravata ai danni dello Stato, ha la sola motivazione di consentire al gestore dell'impianto, la lombarda A2A, di poter beneficiare degli incentivi CIP6 sull'energia
prodotta in deroga alle normative comunitarie, non essendo certo i rifiuti una fonte di energia rinnovabile.
CO.RE.Ri.
Sito: www.rifiuticampania.org
Email: contatti@rifiuticampania.org
Tel: 334-6224313

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30 apr 2009

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Senza la TV l’inceneritore di Acerra non funziona

Un mese fa la fastosa inaugurazione del contestatissimo inceneritore di Acerra, fra gran scodinzolare di giornalisti, reti televisive e mezzi di comunicazione. Qualche esempio? Il 26 marzo il Corriere della Sera titolava, sul suo sito “Acerra, in funzione il termovalorizzatore”, con contorno di orgogliose dichiarazioni del Cavaliere: “Lo Stato c’è” - tuonava il premier - “Questa è una partenza […] per risolvere il problema dei rifiuti in tutta Italia”. Ancora qualche giorno dopo, il 30 marzo, era il sito dell’AGI a dare lustro all’evento: “Attualmente l’impianto e’ funzionante e dalle 23 di ieri sera, quando e’ stato riacceso, ha bruciato una media di 25 tonnellate all’ora ad una temperatura di circa 1.000 gradi”, riportava fedelmente l’agenzia, anticipando che entro la fine di maggio l’impianto sarebbe passato, da semplice inceneritore, alla funzione di vero e proprio “termovalorizzatore”. Niente di più lontano dalla verità. Nonostante il gran battage mediatico, l’incensato inceneritore ancora non è in funzione e non lo sarà prima dell’autunno.
E’ stato chiuso il giorno stesso dell’inaugurazione (come a dire: una volta andate via le telecamere…) e le stesse webcam di Bertolaso, inquadrate dal sito www.emergenzarifiuticampania.it, mostrano dei camini perennemente senza fumi, diradate sfumacchiate bianche di prova a parte. Lo stesso sito di Bertolaso d’altra parte (della cui affidabilità, già, è lecito dubitare) prevede la messa in funzione per giugno, smentendo il premier che aveva parlato di apertura a gennaio e lavoro a pieno ritmo della struttura in marzo. Conferma la notizia anche Raffaele Del Giudice, direttore di LegaAmbiente Campania: “A quanto ci risulta l’impianto non è in funzione e per giunta non è noto il protocollo di funzionamento. Cosa gravissima, perché se tra sei mesi entrasse in funzione non potremmo ad esempio capire se le emissioni misurate sono in linea con quelle annunciate”. Insomma: fra il dire e il fare c’è in mezzo un mare. Di rifiuti. E di inutile propaganda.

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30 mar 2009

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Cos'è cambiato dall'emergenza rifiuti?

(di Pasquale Pandolfi)
AVERSA. È passato ormai un anno dall’emergenza rifiuti in Campania alla quale anche la nostra cittadina non ha saputo sottrarsi. Ebbene proviamo ad esaminare a distanza di tanti mesi cosa è cambiato ad Aversa. L'attività di raccolta differenziata non è ancora partita, l'unico e provvisorio centro di raccolta aperto è ancora quello all' ex-liceo artistico, di fronte al Municipio: il Mercoledì e la Domenica per la plastica, il Vetro e la carta. E non c’è una minima attenzione alla differenziazione secco/umido. Una campagna di informazione e formazione ai cittadini in modo che ognuno possa approfondire la differenziazione ed essere consapevole delle conseguenze del proprio comportamento non è stata ancora pianificata. In giro si continuano a vedere cumuli di immondizia laddove sono stati inopportunamente e troppo velocemente eliminati i vecchi bidoni per la raccolta dei rifiuti. Anzi, in alcune strade notte tempo vengono indisturbatamente scaricati
rifiuti che sono scarti di lavorazione e materiale di risulta. Per non parlare dei rifiuti ingombranti. Quanti cittadini aversani conoscono che è in funzione un numero a cui chiamare per il ritiro? Continuiamo a vedere vecchi materassi, stufe, divani. A giorni, a seguito delle ultime dichiarazioni, partirà l’inceneritore di Acerra. Ci chiediamo: sarà un inceneritore modello e moderno, senza rischi né per la salute dei cittadini, né per l’ambiente? La risposta a questa domanda la lasciamo volentieri a tutti coloro che per anni l’hanno definito tale e hanno difeso la costruzione dell’impianto di Colleferro. Infatti, è proprio a causa di quell’impianto che oggi ci sono 13 ordini di custodia cautelare con i reati contestati cha vanno dall’associazione per delinquere all’attività organizzata per traffico illecito di rifiuti. Questi inceneritori vengono spacciati come la risoluzione ad ogni problema, da quello dei rifiuti a quello energetico e addirittura a quello occupazionale. Poi dopo l’entrata in funzione e in pieno esercizio si vedono i danni alle persone, alla loro salute, all’ambiente e alla qualità della vita. Stiamo vivendo la più grande catastrofe ambientale a "partecipazione pubblica" e, ad Aversa, il Comune premia i suoi concittadini aumentando la TARSU del 15%. In quale altro paese pseudo-democratico e pseudo-civile come il nostro la commisurazione dell'imposta da versare è vincolata alle dimensioni dei nostri beni immobili, se i rifiuti sono prodotti dagli esseri umani? E se venisse commisurata alla efficienza della macchina comunale?

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27 mar 2009

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UN FUOCO CHE INGANNA: attenzione!

Un inceneritore mette a rischio la salute dei cittadini e dell’ambiente (Comunicato WWF)

Nell’inceneritore di Acerra potranno essere smaltite circa 2000 tonnellate al giorno di rifiuti, ma nulla di quanto immesso scomparirà, dal postulato fondamentale di Lavoisier, che dice: nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma, ne deriva che il fuoco convertirà i rifiuti in una serie di sottoprodotti altamente pericolosi.
Un impianto del genere produrrà ceneri e scorie pari a circa il 30% in peso di ciò che vi entrerà:
• su 2000 tonnellate in entrata di rifiuti ,al giorno, produrrà 600 tonnellate, al giorno, di ceneri e scorie da smaltire in discariche
• emetterà comunque ogni giorno oltre 11,5 milioni di metri cubi di fumi che con il loro carico di inquinanti contamineranno aria, suolo e acque

“E’ questa la scomoda verità che viene largamente sottaciuta o dichiarata “controllabile”,- ha detto Ornella Capezzuto, presidente delegato del WWF Campania-“ ma la tragica esperienza della gestione dei rifiuti in Campania e i gravi casi di cattiva conduzione degli inceneritori in altre parti d’Italia (Colleferro) inducono il WWF, oggi più che mai, a denunciare tutti i rischi per la salute e l’ambiente che potranno derivare dalla messa in funzione di questo impianto. “

Del resto anche un impianto che rispetti i limiti di legge potrà emettere (a norma) fino a 100 picogrammi di diossine per metro cubo.
Considerato che diossine, furani, PCB, metalli pesanti sono particolarmente pericolosi in quanto persistenti (tendono a concentrarsi nell'ambiente) e bioaccumulabili (tendono a concentrasi lungo la catena alimentare).
L'impianto di Acerra anche se dovesse emettere meno di 50 picogrammi di diossine per metro cubo (ossia la metà del limite previsto dalla normativa) emetterà comunque ogni giorno un quantitativo totale di queste sostanze pari a circa 550 milioni di picogrammi. Considerato che la dose tollerabile giornaliera per un adulto di 70 kg di peso è di circa 140 picogrammi, la quantità di diossine che sarà ogni giorno emessa dall'inceneritore di Acerra, equivarrà alla dose giornalmente tollerabile per una popolazione di quasi 4 milioni di individui adulti: quasi 10 volte l'intera popolazione di Acerra.
Lo stesso discorso potrebbe essere fatto per tutti gli altri composti inquinanti: a ulteriore prova che gli attuali limiti di legge rappresentano una "condizione necessaria ma non sufficiente" a tutelare la salute dei cittadini e dell'ambiente.
Il WWF che da anni ha proposto in Campania un ciclo dei rifiuti virtuoso, dichiara la forte preoccupazione circa l’inquinamento che l’impianto di Acerra produrrà in un'area già fortemente compromessa dal punto di vista ambientale.
Se dovesse essere pienamente attuato il Piano del Governo, a causa del sovradimensionamento degli impianti di incenerimento, si annulleranno le politiche più virtuose di trattamento dei rifiuti che devono passare attraverso la diminuzione della produzione e il decollo delle raccolte differenziate finalizzate al recupero di materia.
Il WWF ribadisce ancora l’urgenza di avviare immediatamente serie e concrete iniziative in tal senso.(Alessandro Gatto - Referente WWF Campania)

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