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11 ago 2009

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C’è una Puglia dove batte sempre il sole

Intervista a Nichi da La Repubblica del 9 agosto 2009, di Giuliano Foschini.

“Contro di me i servizi deviati una manina mi sta massacrando”
“Io rispetto i magistrati, Berlusconi invece li delegittima”

Nichi Vendola non cambia idea. E si dice “felice” dell’iniziativa presa dal vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, che ha invitato il Consiglio a valutare la possibilità di aprire una procedura a “tutela” della pm Desireé Digeronimo.

Perché?
“In questa maniera il Csm potrà valutare questa vicenda con serenità”.

L´Italia dei Valori sostiene che lei parla della magistratura come il presidente Berlusconi.
“Non scherziamo. Ho un tale rispetto per il potere giudiziario, per le sue prerogative, la sua autonomia e indipendenza che ho sempre confidato nella capacità di autoregolamentazione. Ho evitato nel pieno di un autentico massacro che coinvolgeva me e il mio governo di attivare una procedura di scontro perché penso che l´Italia abbia bisogno di serenità ed equilibrio tra i poteri. Un conto è la delegittimazione di un potere autonomo e tutelato dalla Costituzione, come fa Berlusconi. Un altro è compiere un atto morale e non formale, come ho fatto io, riguardo una specifica situazione. Questo si chiama diritto di critica”.

Lei ha ricusato il giudice che indaga su di lei?
“Intanto su di me non indaga nessuno, visto che non sono indagato. In quella lettera, con rispettosa durezza, ho affidato alla buona coscienza del pubblico ministero, una persona che ho stimato, una riconsiderazione autocritica dei suoi comportamenti”.

Lei parla di una rete di “amici e parenti” che potrebbero rendere il pm Digeronimo non obiettiva. Il riferimento è all´ex marito, già consigliere regionale del centrodestra?
“Ripeto, rimetto tutto alla buona coscienza del magistrato”.

Da destra dicono che lei con queste frasi in realtà mandi messaggi intimidatori.
“Il centrodestra non dovrebbe avere il coraggio di parlare. Io non ho nemmeno un avviso di garanzia. Per il mio predecessore, il ministro Raffaele Fitto, è stato invece firmato un ordine di custodia cautelare, che il Parlamento ha rigettato. È plurindagato in procedimenti scandalosissimi, per reati gravissimi. Lui però non ha avuto la mia fortuna mediatica, quando sono stato letteralmente massacrato meritando i titoli di testa del Tg 1. Oggi non c´è più bisogno di un killer per ammazzare una persona per bene come me. Basta che un´abilissima manina - che lavora per scrivere veline o inviare suggerimenti ai recapiti più vari, da destra a sinistra - costruisca una campagna di falsità. Sento un antico odore che è quella della presenza dei servizi deviati, indirizzati o mirati. Il teorema è che tutti siamo uguali. Ma mi dispiace: io non sarò mai uguale a loro”.

Lo spaccato che viene fuori dalle intercettazioni telefoniche sulla sanità non è però esattamente quello della “Puglia migliore”.
“Io non so se siano commessi reati, ma è indubbio che alcune di quelle conversazioni sono sintomatiche di un diffuso malcostume. Che coinvolge tutti: dalla casta medica a segmenti del sistema d’impresa, alla politica. Avremmo potuto fare di più, è vero. Ma non abbiamo mai girato la testa e poi abbiamo fatto tanto, perché prima non c’era niente: abbiamo abbattuto del 3,5 per cento la mobilità passiva extraregionale e accolto a braccia aperte i clandestini che hanno compiuto l’unico reato di ammalarsi. C’è una Puglia insomma dove non spuntano ombre, ma dove batte sempre il sole. Chi vuole ammazzare me, compie un assassinio anche di questa Puglia”.

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1 ago 2009

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TEOREMA AZZARDATO MA SI FACCIA VERITÀ

Intervista a Nichi in seguito alle perquisizioni effettuate ieri nelle sedi dei partiti del centro sinistra pugliese per acquisire i bilanci e la documentazione sui rapporti con le banche.

da La Repubblica del 31.07.09
di Raffaele Lorusso

“È un’ipotesi accusatoria forte e anche un po’ azzardata”. Il governatore pugliese Nichi Vendola non nasconde lo stupore, ma respinge con sdegno qualsiasi tentativo di strumentalizzazione. “Si sta cercando - dice - di costruire un polverone per mescolare questioni diverse ed evitare il confronto con pezzi di verità che sono sotto gli occhi di tutti”.
Quali verità, presidente?
“La prima verità è quella che riguarda il sistema Tarantini-Tato Greco. Dietro quello che il senatore Quagliarello ha il coraggio di definire un piano di razionalizzazione della sanità si nascondeva un circuito affaristico di proporzioni impressionanti. Un miscuglio di dolce vita, prostitute e cocaina pagato dai pazienti, che con le protesi fetenti offrivano l’obolo per quella che un alto esponente della Chiesa cattolica ha definito un’epopea gaia e irresponsabile di un certo establishment”.

Anche le acquisizioni di atti nelle sedi dei partiti del centrosinistra, però, partono da un’inchiesta sulla sanità in cui è coinvolto Alberto Tedesco, ex assessore della sua giunta.
“C’è un’indagine che riguarda un mio ex assessore, che si è dimesso prima di essere indagato, per la quale c’è il massimo rispetto per il lavoro degli inquirenti. C’è stato uno sviluppo della trama accusatoria. Si ipotizza il finanziamento illecito dei partiti, coltivato in centinaia di inchieste in ogni parte d’Italia. È un’ipotesi che io considero azzardata perché assume l’intero centrosinistra come oggetto di indagine. C’è stata una spettacolare operazione di reperimento dei bilanci che, essendo atti pubblici, si potevano trovare su Internet. L’indagine chiama in causa i partiti, non singoli comportamenti”.

Non ritiene possibile che i partiti della coalizione che la sostengono, fatta eccezione per l’Italia dei valori, possano aver coltivato il voto di scambio?
“Per quella che è stata la mia esperienza in un partito “francescano” come Rifondazione comunista e poi in Sinistra e libertà non ritengo ipotizzabile il coinvolgimento in fenomeni di finanziamento illecito. Questo, comunque, è un tema che riguarda i partiti, che sono capaci di difendersi, e non coinvolge la giunta regionale. Il mio governo ha squadernato sistemi di potere fondati su una palude corruttiva”.

A che cosa si riferisce?
“Ad un’altra verità inconfutabile. Le perquisizioni di oggi al Policlinico di Bari sono il frutto della collaborazione fra il governo regionale e la Procura della Repubblica. Insieme con l’assessore alla Salute, Tommaso Fiore, abbiamo messo al lavoro i nostri uffici perché fosse scoperchiata qualsiasi forma di malaffare. Abbiamo prodotto una sequenza incalzante e rivoluzionaria di atti. Anche nella formazione professionale, nell’urbanistica e nell’edilizia”.

Si sente politicamente accerchiato?
“Assolutamente no. C’è chi vuole mettere tutto in un frullatore sensazionalistico. Però, bisogna chiamare le cose con il proprio nome e cognome. Le responsabilità vanno accertate e perseguite con durezza”.

Anche Antonio Di Pietro, però, non è tenero con il suo governo. Anzi, dice di aver fatto bene a non accettare un posto un giunta, due anni fa.
“Di Pietro mi descrive come una vittima inconsapevole. Gli ricordo, però, che stiamo parlando della fase iniziale di un teorema accusatorio, che deve essere rappresentato nei suoi fondamenti. Lui sa bene che io non ho mai vissuto la politica passivamente, ma sono sempre stato parte attiva di battaglie di legalità e moralizzazione. I provvedimenti di quattro anni e mezzo del mio governo, di cui gli farò dono, non hanno eguali in Italia. Due anni fa non ho offerto all’Italia dei valori un posto in giunta. Sono comunque disponibile ad accettare i suggerimenti di Di Pietro, ma dobbiamo tutti rispettare le regole fondamentali del garantismo”.

I carabinieri che entrano nelle sedi dei partiti riportano alla memoria gli anni di Tangentoli. Quali potrebbero essere le conseguenze delle inchieste giudiziarie sulle elezioni regionali della prossima primavera?
“Nel momento più incandescente degli scandali, il mio consenso è cresciuto e la mia popolarità è salita al 53 per cento. Il tentativo maldestro di alcuni mass media e di pezzi della politica di macchiare la mia storia è destinato a fallire. La politica ha il dovere di issare la bandiera della questione morale e di intraprendere fino in fondo un percorso di riforme”.

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