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1 dic 2009

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Chi ha paura della rete?

Articolo tratto da L'Unità del 29 novembre 2009 (Luigi De Magistris)
La rete avvicina il fresco profumo della libertà.......
In queste settimane si sta discutendo in Europa di beni pubblici, di beni primari, di quelli tradizionali e di quelli nuovi. È venuto il momento di legiferare sulla Rete. Su Internet. Sulla comunicazione globale, su quella rete di connettività che realizza la libera circolazione delle idee, che offre informazione, che racconta fatti. C’è bisogno di diritti in questo settore. Il pluralismo delle opinioni, il confronto delle idee, la dialettica democratica che si sviluppa in Rete preoccupa i detentori del Potere. Difatti, quando le opinioni maturano, quando le informazioni corrette circolano, quando si discute in libertà, poi può accadere che i cittadini del globo maturino una coscienza critica, si formino un pensiero libero (e critico), producano dissenso ai regimi. Pratichino democrazia. Tutto questo preoccupa i detentori del pensiero unico, i formatori delle coscienze narcotizzate, i produttori delle menti normalizzate e confuse. La confusione è linfa per i detentori dell’informazione dell’oligopolio, la contaminazione è, invece, la linfa della democrazia. Discutere di Rete, significa anche fare politica e dire anche, il che non guasta, qualcosa di sinistra, guardando al futuro. Due sono le principali correnti di pensiero in Europa. Una, di impostazione liberale, secondo la quale la Rete è un diritto da esercitare senza costrizioni e limitazioni, senza interventi di tipo statuale. L’altra, di cultura socialista, secondo la quale l’accesso alla rete, ad internet e, quindi, alle informazioni, è un diritto di tutti da tutelare e, quindi, un dovere per lo Stato e per gli enti pubblici garantirne l’accesso a tutti. Un bene primario. Quest’ultima è la strada da perseguire. In Italia, invece, chi governa, come è noto, non tutela i beni pubblici (privatizzazione dell’acqua), men che mai gli interessi collettivi.

Chi governa non ha nemmeno una cultura liberale (nonostante si chiami partito del popolo delle libertà). Chi governa attua una terza via, quella del neoautoritarismo, del peronismo dell’opulenza. Mentre anche la Cina pensa alla Rete quale strumento per la crescita del Paese, il governo Berlusconi tenta di condizionare l’accesso pubblico ad internet. Ne segnala la sua intrinseca natura sovversiva, ne paventa i pericoli, intravede la presenza del diavolo tra gli internauti, dei mafiosi che possono infiltrarsi in facebook, per non parlare degli eversivi di twitter. Balle di regime. È chiaro che in internet c’è di tutto, ma è la democrazia della rete (e non la plutocrazia del regime berlusconiano) che fa la selezione. Quindi giù le mani dalla Rete e lottiamo per l’accesso gratuito ad internet per tutti e dappertutto. Hanno paura della Rete perché temono che attraverso le informazioni cresca il dissenso al regime e, quindi, giunga il suo crollo. C’è bisogno di una grande mobilitazione tra il popolo e nelle sedi istituzionali – a tutti i livelli- per la Rete pubblica. La Rete è un bene di (e per) tutti, è un mezzo per la realizzazione di forme più compiute di democrazia. La Rete avvicina il fresco profumo di libertà.

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23 giu 2009

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E' passato l'emendamento D'Alia !!

L'attacco finale alla democrazia è iniziato! Berlusconi e i suoi sferrano il colpo definitivo alla libertà della rete internet per metterla sotto controllo. Ieri nel voto finale al Senato che ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (disegno di legge 733), tra gli altri provvedimenti scellerati come l'obbligo di denuncia per i medici dei pazienti che sono immigrati clandestini e la schedatura dei senta tetto, con un emendamento del senatore Gianpiero D' Alia (UDC), è stato introdotto l'articolo 50-bis, "Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet".
Il testo la prossima settimana approderà alla Camera. E nel testo approdato alla Camera l'articolo è diventato il nr. 60. Anche se il senatore Gianpiero D'Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo, questo la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della "Casta" che non vuole scollarsi dal potere.
In pratica se un qualunque cittadino che magari scrive un blog dovesse invitare a disobbedire a una legge che ritiene ingiusta, i provider dovranno bloccarlo. Questo provvedimento può obbligare i provider a oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all'estero. Il Ministro dell'interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l'interruzione della
attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine. L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000 per i provider e il carcere per i blogger da 1 a 5 anni per l'istigazione a delinquere e per l' apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per l'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'odio fra le classi sociali. Immaginate come potrebbero essere ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta con questa legge? Si stanno dotando delle armi per bloccare in Italia Facebook, Youtube, il blog di Beppe Grillo e tutta l'informazione libera che viaggia in rete e che nel nostro Paese è ormai l'unica fonte informativa non censurata.
Vi ricordo che il nostro è l'unico Paese al mondo, dove una media company, Mediaset, ha chiesto 500 milioni di risarcimento a YouTube. Vi rendete conto? Quindi il Governo interviene per l'ennesima volta, in una materia che vede un'impresa del presidente del Consiglio in conflitto giudiziario e d'interessi. Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito il progetto del Governo di "normalizzare" il fenomeno che intorno ad internet sta facendo crescere un sistema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare.
Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet? Chi non può farlo pensa bene di censurarlo e di far diventare l'Italia come la Cina e la Birmania.
Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati Beppe Grillo dalle colonne del suo blog e la rivista specializzata Punto Informatico.
Fate girare questa notizia il più possibile. E' ora di svegliare le coscienze addormentate degli italiani. E' in gioco davvero la democrazia!!!

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